Il rapporto uomo-lupo e la sua domesticazione

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Rapporto Uomo-LupoIl lupo è uno degli animali più simili all’uomo, come comportamento e organizzazione sociale. Certo, in antichità uomo e lupo erano due specie assolutamente concorrenti, perché entrambi cercavano la cacciagione, risorsa alimentare necessaria per la sopravvivenza; come spesso succede, però, è meglio farsi amici i propri nemici e tra la soluzione di aggredirsi a vicenda e quella di allearsi, esseri umani e lupi hanno scelto la seconda. Ed è così che è nato il cane.

La specie canina (Canis familiaris) e quella lupina (Canis lupus) sono una discendente direttamente dall’altra. I cani, a causa del contatto con l’uomo, hanno avuto modifiche evoluzionistiche sia anatomiche che comportamentali nel corso della storia, ma sono ancora molto simili ai lupi, tanto che un cane e una lupa (o un lupo e una cagna) possono procreare dei cuccioli.

Nel passato le varie culture umane hanno avuto comportamenti molto diversi nei confronti del lupo. Alcuni lo vedevano come un animale da proteggere e utile alla popolazione, e queste erano soprattutto le popolazioni orientali, che fondamentalmente erano agricoltori e vedevano non nel lupo ma negli animali erbivori (come i cervi) un pericolo per i loro raccolti. Per questo il lupo veniva attirato vicino ai villaggi e addirittura venerato.

Ben diverso era il modo di vederlo nei posti in cui si praticava l’allevamento del bestiame, che costituiva un mezzo di nutrimento molto importante per i lupi, che uccidevano gli animali dell’uomo. In molti paesi, come quelli europei, il lupo era quindi considerato un nemico e spesso veniva cacciato, specie nei paesi freddi, anche per raccogliere la sua preziosa pelliccia.

Secondo gli studiosi di etologia, che è la disciplina che studia il comportamento animale, e in base ai disegni rinvenuti nelle caverne preistoriche, il lupo sembra essere stato uno dei primi animali ad essere addomesticato. Probabilmente questo è avvenuto proprio mentre si cercava di fare l’azione esattamente opposta, che era quella del cacciarlo.

Qualche cacciatore, probabilmente, ha ucciso una lupa ed ha trovato dei cuccioli nati da poco. La natura ha creato quello che viene chiamato il “baby schema”, il fatto che tutti gli animali, e i bambini, vengono sempre percepiti come “bellini!” da chi li guarda. È il fenomeno che, spesso, porta una gatta ad allattare un cagnolino, o viceversa. E può portare un uomo a prendersi cura di un cucciolo rimasto orfano.

Così gli uomini si sono resi conto che lasciare un cucciolo di lupo, cresciuto tra gli uomini ma anche geneticamente abituato a vivere in un branco, non era uno svantaggio ma un vantaggio. L’uomo ha dalla sua parte le armi e l’intelligenza utili per cacciare, un lupo può vedere anche di notte e soprattutto ha un fiuto infallibile che gli permette di individuare la presenza di prede anche a chilometri di distanza. Una strategia di caccia congiunta lupo-uomo che permette di cercare cibo in abbondanza per entrambi.

Questo senza contare che il lupo è anche un animale con un udito sopraffino che riesce ad individuare, e ad avvertire l’uomo, delle minacce quando noi non ci renderemmo nemmeno conto che sono presenti.

Nel corso degli anni, dopo la prima domesticazione, è stato però l’uomo a influire sulla riproduzione del lupo, al fine di garantire la conservazione di certe caratteristiche a scapito di altre. Si facevano riprodurre gli individui più tranquilli e leali, allontanando dai villaggi quelli più aggressivi. Si facevano riprodurre i lupi più obbedienti, allontanando quelli più inclini ad una posizione di comando. Si selezionavano individui più piccoli, adatti ad entrare meglio nel sottobosco, piuttosto che quelli grandi. Si sceglievano i lupi più precoci, in grado di riprodursi in poco tempo, piuttosto che quelli che ci mettevano di più, per avere più ricambio. Si sceglievano i lupi con l’olfatto migliore, perfetti per individuare le prede da cacciare (il cane ha un olfatto migliore del lupo).

Sono state tutte queste selezioni a portare, con il tempo, alla creazione di una nuova specie, il cane, che tutti oggi conosciamo e che è perfetto per stare in contatto con l’uomo.

In tutto questo, però, ci sono i lupi “veri e propri”, quelli che hanno sempre vissuto in natura, che sono rimasti invariati rispetto alla situazione iniziale, e che hanno mantenuto le caratteristiche originali della specie.

Il rapporto con questi individui, al giorno d’oggi, è di rispetto e di conservazione. Spesso non si cerca di addomesticarli, o lo si fa fin quando si presenta qualche necessità particolare, come quella di salvaguardare i visitatori delle riserve naturali in cui il lupo vive.

Come linea generale, però, si cerca di lasciare al lupo la possibilità di vivere secondo la sua natura cercando di intervenire il meno possibile. La storia ha dimostrato come quando si cerca di intervenire, in bene o in male, nella vita di una specie diversa dalla nostra spesso si creano dei veri e propri disastri, anche involontari, che possono comportare anche l’estinzione stessa di una specie, e il lupo ha in passato rischiato in modo concreto questa situazione.

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