La continua lotta dei serpenti per tenere il passo con i cambiamenti climatici

Serpente a sonagliSecondo quanto determinato dagli esiti di una ricerca pubblicata su PLoS One condotta su alcune specie di serpenti a sonagli presenti nel Nord America, pare che il tasso di variazione relativi agli habitat idonei per questi animali, subirà un’accelerazione pari a 2-3 volte maggiore rispetto a quanto riscontrato in centinaia di migliaia di millenni.

Michelle Lawing, autore della ricerca e candidato al dottorato in scienze geologiche e biologia presso l’ Università dell’Indiana, ha dichiarato : “Dallo studio effettuato emerge che nel corso dei prossimi 90 anni, alcune specie animali subiranno variazioni fino a 100 volte più veloci di quanto accaduto negli ultimi 320 mila anni, un dato sconvolgente, soprattutto se si pensa che un tasso di variazione tanto alto non è stato mai riscontrato nella storia di questi animali.”

Comprendere quale sia stato il percorso evolutivo di queste specie animali, e il relativo tasso di variazione, è in realtà abbastanza complesso. Bisogna infatti andare ad analizzare le risposte ai cambiamenti climatici che questi animali hanno attuato, da queste informazioni sarà poi possibile ottenere indizi utili a capire il modo in cui risponderanno in futuro. Grazie a queste informazioni è stato poi possibile creare una sorta di mappa evolutiva del serpente a sonagli.

Secondo le previsioni pare che mediamente i serpenti a sonagli si siano spostati dal loro habitat originario di circa 2,3 metri l’anno negli ultimi 320 mila anni.

A determinare tali stravolgimenti nella vita evolutiva di tali specie concorre il cambiamento climatico sempre più repentino e inarrestabile. Il vero grande problema però risiede nella possibilità che i serpenti non siano in grado di muoversi abbastanza velocemente per stare al passo con i cambiamenti di temperatura previsti, sarebbe quindi opportuno ideare dei nuovi habitat creati ad hoc per preservare la conservazione di numerose specie.

I serpenti a sonagli rappresentano dei buoni indicatori del cambiamento climatico perché rientrano in quella particolare categoria di esseri la cui regolazione della temperatura corporea dipende dall’ambiente.

Non si esclude che tale ricerca venga presto condotta anche su altri animali.

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