Sopravvivere in inverno senza andare in letargo

Cervo invernoI grandi mammiferi che vivono in climi temperati, solitamente durante l’inverno hanno difficoltà a reperire cibo. È risaputo che il loro metabolismo è più lento in questo periodo dell’anno, si tratta quindi di un meccanismo adottato per far fronte alla scarsità di cibo oppure una mera conseguenza del poco cibo a disposizione? Dopo lunghi studi, la questione è stata risolta grazie al gruppo di lavoro di  Walter Arnold
dell’Università di Medicina veterinaria di Vienna.

Sebbene i climi temperati dell’Europa centrale forniscano grandi quantità di cibo in estate, in inverno diventano però molto sterili, risulta quindi problematico per i grandi mammiferi reperire abbastanza nutrimento per assicurarsi un adeguato sostentamento.

I piccoli animali risolvono il problema andando in letargo, ma questa strategia di sopravvivenza non è però praticata dai grandi animali.

Ad eccezione di alcuni orsi, i grandi mammiferi restano svegli durante tutto l’anno, quindi devono inevitabilmente ridurre il metabolismo per far fronte alla scarsità di cibo. Il cervo per esempio è conosciuto per la sua innata caratteristica di abbassare il suo ritmo cardiaco raffreddando velocemente le zampe. Questi cambiamenti possono essere interpretati come un meccanismo di conservazione dell’energia utile per contrastare la mancanza di alimenti?

È chiaro infatti che il cervo riduce il proprio fabbisogno energetico per poter sopravvivere durante tutto l’inverno con la poca massa grassa a disposizione. Non si sapeva come questi animali ci riuscissero, così i ricercatori dell’Università di Vienna hanno inserito una speciale trasmittente nel reticolo dello stomaco di 15 femmine di cervo per monitorarne il battito cardiaco e la loro temperatura per circa 18 mesi, compreso due inverni.

La somministrazione del cibo era strettamente controllata, secondo i parametri individuati dagli scienziati. Dallo studio è emerso un risultato sorprendente, i dati acquisiti hanno infatti dimostrato che:

 I cervi abbassavano il proprio ritmo cardiaco in inverno indipendentemente dalla quantità di cibo ingerita

L’ aumento della frequenza cardiaca in primavera, all’inizio della stagione riproduttiva, quindi, non è associabile ad alcun cambiamento nella disponibilità di cibo.
L‘abbassamento metabolico però potrebbe essere associato ad un‘altra esigenza, quella di non disperdere troppa energia necessaria alla regolazione interna di calore.

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