Calabrone

Classe: insecta | Ordine: hymenoptera | Famiglia: vespidae | Specie: vespa crabro

Il calabrone, molto meno comunemente chiamato cravunaro rosso o aponale, è un insetto molto temuto per via delle sue grandi dimensioni e della sua tendenza a pungere nel caso in cui si senta minacciato, caratteristica comune anche ad alcuni altri insetti. Appartiene alla categoria delle vespe, difatti il nome scientifico è proprio “Vespa crabro“.

Il calabrone è classificato come animale potenzialmente pericoloso per le persone, ma non è per via del veleno che si sviluppa la sua pericolosità, bensì per la possible e rara reazione allergica che potrebbe scaturire in seguito ad una puntura.

La loro alimentazione è tendenzialmente carnivora, infatti si nutrono di altri insetti di dimensioni minori. Quando incontrano un predatore di dimensioni superiori alle loro, non tendono ad attaccare ma più che altro scelgono l’opzione della fuga e si allontanano rapidamente, avendo infatti un modo di volare piuttosto rapido.

E’ attivo negli orari diurni, ma non c’è un orario fisso in cui scelgono di andare a riposare e dormire: se necessario, pur essendo piuttosto raro, il calabrone resta in circolazione anche negli orari notturni, e lo si può trovare per le strade e nei suoi ambienti anche di notte.

Al contrario di quanto viene detto, non è il maschio ad essere aggressivo: è la femmina che sa reagire, essendo munita di pungiglione, ed è lei ad attaccare. Anche il maschio può diventare aggressivo se pensa di essere stato provocato, ma il dolore della puntura è causato solo e solamente dalle femmine, le uniche ad essere munite di pungiglione e veleno che possono causare shock anafilattico nei soggetti allergici e predisposti.

Se non hanno a disposizione insetti di cui nutrirsi, è loro abitudine andare a risucchiare e a mangiucchiare la linfa degli alberi: mai, perciò, avvicinarsi ad un albero popolato da calabroni che stanno mangiando o riposando, se non si vuole correre il rischio di un’aggressione.

Il Calabrone: video descrizione a cura dello zoologo Davide Rufino

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