Uistitì

Classe: mammalia | Ordine: primates | Famiglia: cebidae | Specie: callithrix penicillata

L’uistitì è una scimmietta diventata famosa per le sue ridotte dimensioni, che acquisisce però anche altri nomi. Se quello più tecnico è Callithrix, viene anche chiamata Marmose, ed appartiene al genere dei primati Platirrini, noti come le scimmie del Nuovo Mondo.

Misura anche meno di quaranta centimetri e per questa ragione, appena la specie è stata scoperta e il suo comportamento approfondito, ha iniziato subito a popolare gli zoo e a conquistarsi le simpatie dei più piccoli.

E’ ispirato a lei il classico peluche a forma di scimmia che può attaccarsi a tutte le superfici per via delle ventose alla sommità delle zampette.

La sua dieta è prevalentemente a base di frutta ed insetti, ed è una scimmia particolarmente vivace, vispa ed iperattiva: si diverte anche a correre ed arrampicarsi anche se non c’è uno scopo per il quale è necessario consumare energie.

L’ennesima particolarità degli uistitì è proprio la lingua ruvida caratteristica dei felini, anche dei gatti, che è utile per masticare e prendere in bocca tutte le cose di cui si alimenta, in special modo la frutta, che necessita di attenta masticazione.

Come molti altri primati vivono in gruppi familiari, che possono variare da quattro soggetto fino ad oltre quindici. Nel nucleo dev’essere presente almeno una femmina che possa riprodursi ogni volta che è possibile con il maschio che regge il nucleo. Il gruppo si scioglie molto raramente e può ospitare anche scimmie esterne, che non abbiano legami di sangue con i presenti, e continua ad ampliarsi con i figli di ciascuno.

Non c’è una modalità riproduttiva universalmente riconosciuta per queste scimmiette: all’interno di uno stesso gruppo possono esserci esemplari monogami esattamente come poligami, e sembrerebbe quasi a discrezione del singolo esemplare. Per questa ragione non c’è uno schema riproduttivo adottato da tutte le scimmiette ma molto variegato, altra cosa che cattura l’attenzione degli appassionati.

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