Colubro lacertino

Classe: reptilia | Ordine: squamata | Famiglia: lamprophiidae | Specie: malpolon monspessulanus

Colubro lacertino

Il Colubro lacertino (conosciuto anche come Colubro di Montpellier), è un serpente velenoso facente parte della famiglia dei Lamprophiidae, viene considerato come uno dei serpenti più grandi d’europa. Questo serpente può arrivare ad una lunghezza che va dai 180 cm ai 220 cm, più diventa vecchio di età e più il suo corpo diventa muscoloso e grosso (può raggiungere un diametro notevole), possiede due occhi particolarmente grossi e rotondi che spiccano sulla testa di dimensioni più piccole rispetto al resto del corpo.

Per questa caratteristica, lo sguardo del Colubro lacertino è particolarmente aggressivo e intimidatorio, la bocca è pi&ugraugrave; grande rispetto alla testa, all’interno della mandibola presenta molti denti, tutti ricurvi verso l’interno che gli permettono una presa migliore durante la caccia. Possiede una colorazione molto scura, con sfumature che vanno dal verde, al marrone al grigio, alcuni esemplari mantengono la disegnatura cromatica sulla parte inferiore del corpo, che è presente in tutti gli esemplari giovani, mentre ad altri sparisce completamente, lasciando il posto ad una zona completamente nera.

Presenta dimorfismo sessuale, in quanto il maschio è più grande rispetto alla femmina.

È possibile avvistarlo nella Penisola Iberica, nella Francia meridionale, nell’isola di Lampedusa, in Liguria, nella zona dei Balcani, nel nord Africa e nel Medio Oriente. Il suo habitat naturale è formato da zone mediterranee, aride o semiaride, con la presenza di cespugli e rocce. Può essere avvistato anche in campi coltivati e zone particolarmente sabbiose.

La sua dieta varia in base all’età, gli esemplari giovani si nutrono principalmente di lucertole e sauri mentre quelli più adulti, cercano prede di dimensioni maggiori, come per esempio, conigli, topi, uccelli, ecc. Essendo un esemplare velenoso, cattura le sue prede tra le spore del suo corpo, le morde e nell’attesa che il veleno faccia effetto, le stringe saldamente, quasi soffocandole. Una volta morte, ingoierà le prede intere; la digestione è particolarmente lenta, quindi per diversi giorni non avrà più bisogno di cacciare. Durante questo periodo, resterà disteso a crogiolarsi al sole, in modo da mantenere una temperatura del corpo adatta alle funzioni vitali. Il suo veleno non è pericoloso per l’uomo, in quanto durante il morso ne rilascia in quantità molto blanda per la corporatura di un essere umano. Naturalmente se morsi, è meglio dirigersi comunque da un medico per evitare possibili sensibilizzazioni. Tra maggio e giugno avviene il periodo dell’accoppiamento, successivamente, dopo circa due mesi, la femmina deporrà  20 uova, riponendole sotto le foglie o nei nidi abbandonati dei topi. Dopo circa due mesi, le uova si schiuderanno dando alla luce piccoli serpentelli lunghi circa 30 cm, già indipendenti e particolarmente agguerriti.

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