Letargo

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LetargoL’approssimarsi di condizioni climatiche ed ambientali ostili può rappresentare per molte forme di vita animali un grave pericolo e rischio per la loro stessa sopravvivenza. Temperature estremamente rigide o al contrario, eccessivamente calde, determinano una forte alterazione nell’intero ecosistema alla quale non tutti gli animali potrebbero restare in vita se non avessero “adottato” un sofisticato escamotage fisiologico: il letargo.

Il letargo – dal greco lethargos, oblio inoperoso – consiste nello specifico in un rallentamento significativo di tutte le funzioni vitali dell’animale, il quale resterà in stato di quiescenza per periodi più o meno lunghi. In breve potremmo definire il letargo come una sorta di morte reversibile, di vita latente o di sonno profondo durante il quale l’animale necessiterà del minimo indispensabile in termini di energia per sopravvivere.

Seppur aperto a continue revisioni e a diversi punti di vista da parte degli etologi, il concetto di letargo si articola convenzionalmente in quattro diverse tipologie ognuna delle quali presenta determinate caratteristiche legate alle modalità fisiologiche e alle ragioni ambientali della sua attuazione.

Con il termine ibernazione s’intende quella forma di letargo adottata nei periodi di grande freddo. All’approssimarsi della stagione invernale l’animale provvederà ad immagazzinare una grande quantità di riserve energetiche sotto forma di grasso che lentamente sarà metabolizzato nel corso del lungo sonno. Successivamente, una volta introdottosi in una comoda e riparata tana presso la quale albergare, tutte le funzioni vitali dell’animale subiranno una notevole modificazione spingendosi quasi “al limite” delle possibilità di sopravvivenza: la temperatura corporea si abbasserà di diversi gradi centigradi (in quanto a temperature corporei minori corrisponderà un minore dispendio energetico), il battito cardiaco rallenterà fino a toccare in alcune specie soltanto 3 pulsazioni al minuto ed alla riduzione dell’attività cardiaca corrisponderà anche un abbassamento della soglia degli atti respiratori.

Lo stato d’ibernazione si protrarrà per tutta la durata dell’inverno e quindi per circa tre o quattro mesi, tranne nel caso del ghiro, il cui stato di quiescenza dura addirittura sei mesi. In alcuni mammiferi si può parlare anche di una forma di semi-letargo: scoiattoli, pipistrelli, orsi, sono solo alcune delle specie che nel corso dell’inverno sospendono o rallentano notevolmente le proprie attività vitali ma mantengono comunque uno stato di semi attività svegliandosi di tanto in tanto per cercare del cibo.

L’estivazione è invece adottata da tutti quegli animali che non potrebbero altrimenti sopravvivere ad un clima torrido e desertico. Analogamente all’ibernazione, questa forma di torpore prevede un rallentamento delle attività corporee ed in molti casi porta anche alla sospensione dei processi di crescita dell’animale.

Alcuni invertebrati manifestano invece una particolare forma letargica detta incistamento poiché l’animale forma, come conseguenza a forti variazioni metaboliche, una sorta di capsula o cisti ben riparata ed impermeabile nella quale rimane fino al risveglio. In alcuni rari e straordinari casi l’organismo dell’animale subisce delle modificazioni fisiche talmente radicali che arriva a perdere buona parte degli organi interni ed esterni  e si conserva sotto forma di un mucchio di cellule indifferenziate: in questo modo esso può sopravvivere anche in totale mancanza di ossigeno.

 

Anche il sonno aritmico può essere considerato un “letargo casuale” che si verifica qualora vi siano condizioni ambientali o individuali sfavorevoli improvvise. Queste ultime inducono ad una quiescenza a tempo indeterminato, vale a dire che lo stato di torpore si protrarrà fino a quando la situazione potenzialmente rischiosa per la sopravvivenza non cesserà. Alcune specie di Gasteropodi e di Protozoi possono resistere in un tal stato anche per diversi anni.

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